Guglielmo Spotorno
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Polisportiva Celle Ligure

1/10/2014

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​​Caro Marco Beltrame, penso che posso avere passione solo per la Polisportiva Celle Ligure. A parte la pallanuoto, la vela, il tiro a volo e le bocce... i liguri non hanno mai avuto spazio per fare sport. La nostra costa scende, anzi precipita sul mare e non lascia terreni né campi dove poter giocare da bambini. Questo non significa che non ci siano tifosi. Io andavo persino a vedere il Savona quando era in serie B e quando aveva giocatori come Fascetti, Gilardoni e Prati. Ho conosciuto Panucci e Turone. Palestrato primitivo, di bianco vestito dava lezione alle fanciulle di Varazze. 
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La squadra del Savona, 1966-1967
Il mio idolo era Eraldo Pizzo, pallanuotista del Camogli, medaglia d'oro a Londra e forse il più grande di quel tempo. Per la bicicletta Tonino Cerisola, Giuseppe Poggi e tutti gli amatori che uscivano con le prime mimose ai Piani d'Ivrea. Di proposito dimentico Geppino Olmo e mio padre Franco Spotorno, che sono stati gli sportivi più noti di Celle. 
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Eraldo Pizzo
Ma di calcio vero, in Liguria ne ho visto ben poco. E' sempre stato e sarà una questione di campi, di erba. Io ho giocato sulla carbonella di Vado, sulla sabbia di Varazze, sulla terra di Albissola e i sui campetti a 7 di Arenzano e Celle... e a 4 alla vecchia falegnameria, dove ora c'è una inutile pista di pattinaggio. Non ci ho mai visto uno.
Quando avevo 10 anni, andavo anche in trasferta ai Piani. Si giocava sul cemento della salina, dietro al muraglione con i Perata, i Caviglia e i Bruzzone. Botte da orbi. Arrivavo a casa sempre sanguinante. Non si imparava molto, solo a soffrire. E questo mi è servito a Milano, dove ho vinto molto tra i dilettanti, fino ad arrivare all'eccellenza. Ma lasciamo perdere. Ricordo invece che il povero Ginin divenne un idolo quando vinse con le figurine il primo pallone a siringa visto a Celle. E ricordo anche quando in Piazza del Popolo fece improvvisa e drammatica apparizione il maresciallo Serra in borghese. Ci sequestrò subito il pallone dicendo: "Questo lo tengo io". E si andava di notte nel forno dei Bruzzone, un po' per mangiare la focaccia appena sfornata e un po' per sentire Dante, tutto infarinato, che ci parlava del suo provino all'Inter. E criticava tutti gli allenatori del Celle. 
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Potrei stare qui ore come un pensionato a ricordare le sfide, le liti e i 'cartun in tu muru'. Non si parlava di sombreri, di rabone e di tunnel avanti e indietro, ma solo di gol. Anni dopo ho conosciuto personalmente Juan Alberto Schiaffino e Alcide Ghiggia, i due del Maracanazzo. Andrade, Varela, Vernazza e ora Godin, Cavani e Suarez sono esempi del calcio uruguagio. Nati nella Boca genovese, dove l'imperativo categorico è: MASSIMO RISULTATO CON MINIMO SFORZO. Essere picchiati per picchiare meglio e anche dopo con l'ultima tacchettata.  Io amo gli uruguagi, questi figli di liguri che vivono in una piccola nazione. Poco più grandi della Svizzera, hanno vinto due Campionati del Mondo. 
E ora, la squadra che seguo sempre è l'Atletico Madrid di Simeone. I colchoneros che degli altri fanno materassi.
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Juan Alberto Schiaffino e Alcide Ghiggia
Se torno proprio indietro, ritrovo qualche faccia di uruguagio nella Celle dei tempi. Gente come Santini, Tain, Berto, Figura e Bovone (cattivi come l'aglio). Anche perché portavano le maglie da lavare alla Letizia. Io ho sempre voluto avere una maglia, non di una grande squadra, ma di quella in cui giocavo. Ora le maglie le danno a tutti, allora era un onore.
Ci sono stati altri, più che sportivi, personaggi. Ricordo 'scintilla' Costa che litigava con il figlio durante i tornei di tennis notturni. O l'onorevole Russo, che litigava con il figlio Nanni, chiamato 'lo scheletro volante'. Albino Crocco, il più titolato fucile d'Italia. Quando c'era la 'rottura', lui e suo fratello con gli automatici erano più incisivi di una mitragliera. Poi ci sono i Miliardi, Paolin Ravano...
​
Ora è notte, sono stanco e mi aspettano due mostre importanti. La prima, il 18 novembre, al Museo della Permanente di Milano. Un'altra alla fortezza del Priamar, settembre 2016.
Spero che tutta la Polisportiva di Celle partecipi alla mia mostra di Savona. Offrirò un rinfresco prima dell'inaugurazione... così tutti vedranno i miei dipinti con un'altra luce. 
'Con el dinero baila la mona'.
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    Guglielmo Spotorno

    Chiamato Gugi, è più cellese che milanese.
    ​Da bambino, da ragazzo, da grande. Qui ha incontrato Agata, che ha sposato, qui sono nati i primi disegni e da questa e dal suo vento sono nate le sue poesie, che lancia in aria come aquiloni. Anche colori e dipinti nascono da questo mare e da questo sole.

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